02 2016

Recensione del libro: “Il ragionamento clinico osteopatico”

di Giandomenico D’Alessandro – Osteopata ROI

MONDO OSTEOPATIA

ARGOMENTO: Osteopatia

DIFFICOLTÀ: 4/10

PAGINE: 369

Nella nostra pratica clinica ci serviamo del ragionamento clinico osteopatico che, mettendo insieme testtecniche e filosofia osteopatica, ci guida nella scelta del miglior approccio clinico al fine di sostenere la salute del paziente. Il ragionamento clinico è differente fra le varie scuole d’osteopatia e, inoltre, cambia nel tempo sulla base dell’esperienza di ognuno. Occorre, dunque, (1) raccogliere il corpus di conoscenze osteopatiche (filosofia, test e tecniche), (2) inserirle in un ragionamento clinico omnicomprensivo che sia condiviso dall’intera comunità osteopatica. È proprio questo il fine di Christian Lunghi, Francesca Baroni e Mariantonietta Alò che in questo libro presentano la loro proposta di ragionamento clinico.

Diciamo subito che questo non è un consiglio di lettura: è un consiglio di studio. Infatti sono diversi gli elementi (talvolta innovativi) che necessitano tempo per essere metabolizzati:

✅ Centralità della salute e della diade operatore-paziente

✅ Sintesi tra tradizione e innovazione

✅ Spirito critico e attenzione ai dettagli

✅ Integrazione multidisciplinare

Certo, è difficile aprirsi alle novità e credo che sarà difficile soprattutto per chi ha degli automatismi clinici di ragionamento e trattamento già ben strutturati. Ma ne vale la pena. L’apertura mentale è l’unico sforzo che si chiede al lettore, perché la lettura quasi sempre fluida e l’uso di immagini e schemi colorati (che ho molto apprezzato) facilitano comprensione e apprendimento.

Il libro è diviso in 3 sezioni:

1. La prima è la più teorica ma non perde di vista la clinica (non poteva essere diversamente, dato che il libro è stato scritto da osteopati clinici-ricercatori). Parte dall’inquadramento della peculiarità salutogenica dell’osteopatia in relazione alle situazioni cliniche, per arrivare al processo decisionale, passando per il bivio “obbligato” dell’adattamento locale/generale e per le proposte di applicazione in osteopatia di innovazioni extra-osteopatiche (ad esempio, l’interactoma).

2. La seconda, incentrata sulla gestione continuativa del paziente, è immediatamente utile al clinico osteopata: infatti, un capitolo è dedicato agli esercizi osteopatici e un altro ai consigli nutrizionali in ambito osteopatico. Entrambi vedono una prima parte introduttiva di carattere generale e una seconda parte altamente specifica a seconda delle circostanze cliniche

3. La terza sezione vede una serie di casi clinici in cui i concetti presentati nel libro vengono messi in pratica. Descrizione dettagliata del paziente, dei test, del ragionamento, delle tecniche e dei consigli fisici e alimentari correlati.

Ci sono due elementi che mi sono molto piaciuti:

  • Nella proposta degli autori traspare la tendenza a rende l’operatore un agente consapevole dello scenario clinico.
  • La centralità della specificità salutogenica, spessissimo evidenziata, supporta la posizione di chi nell’attuale dibattito politico-sanitario sostiene l’unicità e, quindi, la non sovrapponibilità dell’osteopatia rispetto alle altre figure del panorama sanitario italiano. Infine, a mio parere, questo libro sarà più facilmente apprezzabile dal lettore che ha già un minimo di esperienza clinica: solo così potrà apprezzare alcune sottigliezze e, soprattutto, essere critico rispetto ai contenuti.

PUNTI DI FORZA

  • Omnicomprensivo
  • Aderenza alla clinica
  • Fonte di numerosi suggerimenti bibliografici
  • Focus di approfondimento alla fine di ciascun capitolo
  • Utilità praticamente immediata della seconda sezione

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Qualche “per esempio” in più nella prima sezione del libro avrebbe aiutato a creare nella mente del lettore collegamenti immediati con potenziali circostanze cliniche.