03 2020

Formazione continua ROI: il dolore

di Lorenzo Betelli e Michele Ronchi – Dipartimento di Medicina Osteopatica ISO

SCIENZA E RICERCA

Nella giornata di sabato 15 Febbraio abbiamo avuto il piacere e l’onore di svolgere il ruolo di facilitatori del Corso di Aggiornamento ROI sulla gestione del dolore in ambito osteopatico del prof. Formica.

La prima e piacevole sorpresa che abbiamo avuto è stata quella di vedere partecipanti con diverse fasce di età. È stato bello constatare che anche professionisti esperti siano aperti al cambiamento e disposti a mettere in discussione alcuni aspetti della propria pratica clinica. Forse, proprio per questo motivo non abbiamo incontrato grandi difficoltà nel gestire i diversi confronti, anche se per molti dei partecipanti gli argomenti erano nuovi e in antitesi rispetto alle loro credenze.

Inizialmente si è avviato un interessante dibattito sulla complessa natura multidimensionale del dolore e sulle sfide cliniche che si incontrano nella sua valutazione e trattamento. Ognuno dei partecipanti ha contribuito attivamente condividendo la propria esperienza e ogni gruppo di lavoro ha cercato di riconcettualizzare le fasi di anamnesi, valutazione ed impostazione di trattamento all’interno di un approccio biopsicosociale.

Abbiamo notato un sincero interesse verso questa tematica e una partecipazione attiva rispetto ai lavori di gruppo proposti. Addirittura alcuni dei presenti ci hanno domandato: “Come è possibile applicare queste conoscenze nella pratica?”. Queste perplessità sono del tutto comprensibili e derivano probabilmente da un incompleto approfondimento all’interno del piano di offerta formativa undergraduate.

Riteniamo quindi sia di estrema importanza supportare gli studenti di osteopatia ad essere confidenti verso le più aggiornate evidenze scientifiche, già nei primi anni di formazione accademica. È necessario introdurre gradualmente maggiori informazioni sul dolore secondo i canoni dell’Evidence-Based Practice. Questo significa cercare di creare un maggiore equilibrio all’interno dei programmi didattici fra l’apprendimento delle tecniche manuali e quello delle neuroscienze del dolore, favorendo la loro integrazione in un percorso terapeutico con i pazienti.

Vorremmo infine concludere questo breve articolo consigliando la lettura di cinque articoli scientifici che riteniamo fondamentali per iniziare ad abbandonare un paradigma di ragionamento puramente biomeccanico del dolore, per abbracciare invece una visione bio-psico-sociale.

Come diceva il filosofo della scienza Thomas Kuhn, mettere in crisi le proprie credenze può essere un processo lungo, impegnativo e spesso anche doloroso, eppure è questa la strada che porta una comunità e gli individui che ne fanno parte a realizzare una rivoluzione scientifica.