11 2020

Undici consigli per la gestione del dolore muscoloscheletrico

MONDO OSTEOPATIA

Probabilmente una delle tipologie di articoli della letteratura scientifica più apprezzate dai clinici sono le cosiddette best practice recommendations. Infatti, si tratta di articoli spesso molto sintetici, forniti di chiare figure schematiche e con indicazioni preziosissime per la pratica clinica.

In questo articolo vi proponiamo un riassunto di un meraviglioso lavoro svolto da Lin et al. (2019) pubblicato sul British Journal of Sport Medicine, dal titolo: 11 consigli basati sulle evidenze per la gestione del dolore muscoloscheletrico.

  1. Incentrare il processo terapeutico sul paziente, ossia sul contesto in cui vive, sulla comunicazione e sulla condivisione di responsabilità nel processo decisionale.
  2. Analizzare il paziente per identificare eventuali red flag. Fra queste rientrano: sospetto di infezione, neoplasie, fratture, deficit neurologici o urgenze mediche che potrebbero mascherarsi da dolore muscoloscheletrico.
  3. Valutare i fattori psicosociali relativi al caso clinico, detti anche “yellow flag”.
  4. Non ricorrere alla diagnostica per immagini, tranne che nei casi indicati: sospetto di seria patologia in atto, risposta insoddisfacente all’approccio conservativo, progressione inspiegabile dei sintomi.
  5. Eseguire l’esame obiettivo, includendo una valutazione neurologica e valutazione della mobilità.
  6. Utilizzare un sistema di analisi dei progressi clinici tramite l’uso di strumenti di misurazione validati. È necessario analizzare dati che riguardino per esempio il livello di dolore percepito, la qualità di vita e la funzionalità di movimento in relazione alle attività quotidiane.
  7. Fornire ai pazienti informazioni chiare in merito alla sua condizione clinica, con lo scopo di rassicurarlo, educarlo e potenziarne i processi di auto-gestione.
  8. Consigliare al paziente di praticare attività fisica e/o esercizi. Queste attività possono riguardare l’attività aerobica, esercizi posturali, esercizi di potenziamento muscolare, attività in acqua o educazione neuromuscolare. Si raccomanda tuttavia che queste attività siano supervisionate, ove possibile.
  9. Ricorrere alla terapia manuale all’interno di un approccio multidisciplinare.
  10. Incentivare l’utilizzo di strategie terapeutiche non chirurgiche, salvo specifici casi clinici.
  11. Facilitare il continuo o la ripresa delle attività lavorative.