MONDO OSTEOPATIA

Conferenza UCO: siamo pronti a volare?

di DARIO ZECCHILLO - Dipartimento di Metodologia di Ricerca Osteopatica ISO
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Rimanere nel proprio nido è chiaramente un’esperienza formativa confortevole; è fondamentale per iniziare a prendere consapevolezza di sé ed apprendere i primi rudimenti di volo. Però attenzione: se credi che il tuo posto sia il cielo, ma non sei pronto a volare, la forza di gravità saprà bene come premiarti. D’altra parte, una volta che si inizia a planare, preparati a non smettere più di divertirti.

Il dolore cronico è un mondo tanto presente nella letteratura scientifica, quanto sconosciuto in molte sue sfaccettature. Ogni volta che entra nel nostro studio un paziente con dolore cronico, gli obiettivi che ci prefiggiamo non sono affatto banali; come instaurare un’efficiente alleanza terapeutica con il paziente, comprendere la natura del suo dolore, proporre un piano di trattamento che porti miglioramenti clinici nel breve termine, condividere la sua gestione all’interno di una strategia multidisciplinare. 

Alcuni studi scientifici suggeriscono addirittura che il trattamento osteopatico potrebbe avere un ruolo importante all’interno delle cure palliative (Hernandez et al., 2010; Steel et al., 2018). Ma la nostra comunità osteopatica è pronta a questo? Proprio per cercare di rispondere a questa domanda, nel mese di maggio sono andato alla University College of Osteopathy (UCO) per assistere alla “Palliative Care For Manual Therapists Conference” organizzata da Shireen Ismail (MSc).

È stata una giornata meravigliosa! L’approccio multidisciplinare è stato il pilastro portante dell’evento. Si sono alternati palliativisti, osteopati, infermieri, fisioterapisti e naturopati, grazie ai quali ci siamo al lungo confrontati, anche tramite laboratori pratici, sulle possibili strategie a supporto della qualità di vita dei pazienti. 

Sfortunatamente il ruolo delle cure palliative, specialmente in Italia, è assai marginale all’interno della letteratura scientifica osteopatica. Tuttavia, proprio questo stato dell’arte delle evidenze potrebbe rappresentare un ambiente adatto per lo sviluppo delle nostre conoscenze su questo tema e per realizzare studi quantitavi e qualitativi a supporto della nostra comunità scientifica osteopatica.

Credo proprio che lo sviluppo dell’osteopatia in Italia abbia bisogno di esempi come quello della UCO: favorire il confronto multidisciplinare e dunque cercare di costruire una solida identità osteopatica all’interno di una squadra variegata di professionisti basata sulle evidenze.

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