MONDO OSTEOPATIA

Cosa succede in Inghilterra?

intervista a SARA CASTOLDI - ex studentessa ISO

Sara Castoldi si è laureata presso l’Istituto Superiore di Osteopatia nel 2017 conseguendo il Master of Science in Osteopathy e il Diploma in Osteopatia rilasciato dal Registro degli Osteopati d’Italia(ROI).

Concluso il percorso formativo in Italia, ha deciso di trasferirsi a Londra per frequentare un Postgraduate in Specialist Paediatric Osteopathic Practice presso l’University College of Osteopathy e si è iscritta al General Osteopathic Council (GOsC) per praticare la professione nel Regno Unito.

Al momento Sara lavora presso la clinica universitaria della UCO, in una clinica multidisciplinare a Londra e una clinica specializzata in osteopatia pediatrica/ostetrica a Guildford.

Cosa ti ha aiutato a trovare il coraggio di fare questa esperienza lontano dall’Italia?

Il mio percorso all’ISO è stato appassionante ma anche difficoltoso a causa di eventi concomitanti che hanno segnato la mia vita personale. Una volta terminato ho sentito l’esigenza di allontanarmi momentaneamente dall’Italia e continuare la mia esperienza formativa all’estero. Londra è una delle realtà osteopatiche più floride nel contesto europeo e l’University College of Osteopathy è considerata un’eccellenza nel settore. Ho deciso di specializzarmi in ambito pediatrico poiché sono affascinata dalle potenzialità del trattamento osteopatico applicato a questa tipologia di pazienti e, nel frattempo, ho intrapreso il percorso necessario a ottenere l’abilitazione per praticare la mia professione nel Regno Unito.

Ci racconti la tua giornata tipo alla “University College of Osteopathy”?

Il Postgraduate che ho frequentato era strutturato in due parti. La prima includeva lezioni teoriche sulla patofisiologia pediatrica associate a presentazioni interattive sulle possibili applicazioni del trattamento osteopatico. In questa prima fase le nostre cavie erano bambolotti! La seconda parte consisteva in un tirocinio pratico presso la clinica della UCO nella quale seguivamo in prima persona pazienti pediatrici con il supporto di tutor qualificati. Inizialmente devo ammettere che è stato molto difficile gestire i bambini e i loro genitori e allo stesso tempo confrontarsi con i tutor in una lingua diversa dall’italiano.

Quale è stata l’esperienza che in UK ti ha fatto crescere di più dal punto di vista osteopatico?

Sicuramente iniziare a lavorare all’interno di cliniche avviate mi ha dato la possibilità di seguire un ampio e vario campione di pazienti e di relazionarmi con diversi professionisti del settore. Inoltre seguire passo a passo il lungo percorso necessario per l’iscrizione al GOsC e confrontarmi con i loro standard mi ha aiutato a realizzare l’importanza di una legislazione per la nostra professione al fine di garantire un servizio appropriato a chi decide di rivolgersi all’osteopatia. E sono sicura che dopo il riconoscimento avvenuto il 22 dicembre 2017 siamo sulla strada giusta!

Esistono secondo te dei punti di contatto e di divergenza fra l’osteopatia in Inghilterra ed in Italia?

La principale differenza tra le due realtà è certamente la regolamentazione della professione nel Regno Unito, la quale permette di garantire determinati standard all’interno della comunità osteopatica. Per questo motivo e per via di un riconoscimento precoce, l’osteopatia sembra essere più conosciuta, diffusa e apprezzata rispetto a quello che avviene momentaneamente in Italia. Inoltre ci sono alcune divergenze concettuali in quanto i percorsi formativi su territorio inglese si concentrano principalmente su conoscenze teoriche molto approfondite e su un approccio di tipo strutturale, il quale include la prescrizione di esercizi terapeutici. Tuttavia gli osteopati italiani sono ben considerati per la loro abilità manuale, che include un’ampia gamma di approcci, e per gli interessanti articoli scientifici pubblicati negli ultimi anni.

Un aspetto che suggeriresti di importare all’ISO per migliorare l’offerta formativa?

La formazione garantita dall’ISO è di un livello molto alto e ne è stata la prova il pieno riconoscimento del mio percorso da parte del GOsC, il principale ente regolatore della professione sul suolo europeo. Negli ultimi anni la proposta formativa è stata in continua evoluzione al fine di valorizzare una pratica basata principalmente su evidenze scientifiche, la quale è una scelta necessaria al fine di inserire la professione nel contesto sanitario italiano. A mio parere potrebbe essere interessante proporre una formazione specifica sugli esercizi terapeutici, molto utili nella pratica clinica, e corsi di inglese settoriale per facilitare la lettura di materiale scientifico ed eventuali esperienze all’estero.

Come immagini la tua carriera fra 5 anni?

Difficile rispondere a questa domanda! Al momento ho in programma di continuare a lavorare a Londra per migliorare le mie competenze e diventare una professionista, ma tra 5 anni prevedo di essere rientrata in Italia. Durante il presente anno accademico ha deciso di frequentare il Postgraduate in Academic and Clinical Education presso l’University College of Ostepathy, perché infuturo mi piacerebbe associare alla pratica clinica delle attività in campo universitario. In particolare, mi interessa molto l’ambito della ricerca.

Cosa diresti ad uno studente dell’ISO che vorrebbe intraprendere una carriera osteopatica all’estero?

Personalmente consiglierei a qualunque studente ISO di intraprendere esperienze formative e/o lavorative all’estero al fine di ampliare la propria visione e di crescere come Osteopata. La nostra è una professione in cui non si finisce mai di imparare.

Ragazzi, se avete qualunque domanda su questotipo di percorso o analoghi non esitate a contattarmi! Se posso aiutarvi, sarò felice di farlo.

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