SCIENZA E RICERCA

È tempo di superare i “silos delle regioni corporee” nella gestione del dolore muscoloscheletrico

Dipartimento di Ricerca ISO

Recentemente il “British journal of sports medicine” ha pubblicato un articolo tanto breve, quanto suggestivo. Il titolo scelto dagli autori (Caneiro et al., 2019) è quanto mai provocatorio: “È tempo di superare i “silos delle regioni corporee” nella gestione del dolore muscoloscheletrico”.

Ve ne forniamo quì un breve riassunto.

Spesso si assiste a conferenze e si leggono linee guida focalizzate su regioni anatomiche come ginocchio, anca, cervicale, spalle e lombare, considerandole tutte come entità separate. Tuttavia, recenti evidenze indicano come diversi disturbi muscoloscheletrici abbiano in comune alcuni elementi biopsicosociali. 

A tal proposito, gli autori di questo editoriale hanno redatto cinque brevi raccomandazioni:

1. Raccogliere ed analizzare i fattori biopsicosociali.

È molto importante che il clinico comunichi in modo chiaro con il paziente, in modo da identificare possibili elementi biopsicosociali alla base del dolore, come credenze, strategie adattative, contesto sociale e stile di vita. Al fine di monitorare questi elementi, si consiglia l’utilizzo del “Orebro Musculoskeletal Pain Questionnaire”, in modo da identificare le possibili barriere all’interno del processo terapeutico.

2. Adottare una comunicazione centrata sul paziente.

Il professionista clinico dovrebbe utilizzare uno stile di domande aperto e riflessivo, in modo da potenziare la comprensione da parte del paziente del suo stesso dolore. Tali domande possono riguardare l’esperienza del dolore (“raccontami la tua storia”), credenze (“quale pensi sia la causa del tuo dolore?”), strategie di adattamento (“cosa fai quando il dolore aumenta?”), condizionamento (“come i tuoi sintomi inficiano le tue attività quotidiane?”), paure (“i tuoi sintomi ti spaventano?”), opinioni (“perché pensi che non dovresti più svolgere alcune attività o movimenti?”), fattori sociali (“parlami della tua casa/lavoro/vita sociale”), obiettivi (“quali sono i tuoi obiettivi?”). 

Queste informazioni possono guidare il clinico nell’esplorazione di credenze, limitazioni funzionali ed abilità fisiche in relazione ai loro obiettivi.Queste informazioni possono guidare il clinico nell’esplorazione di credenze, limitazioni funzionali ed abilità fisiche in relazione ai loro obiettivi.Questo stile di comunicazione permette di condividere decisioni cliniche con il paziente rispetto a potenziali rischi e benefici di diverse tipologie di intervento.

3. Educare attraverso l’apprendimento attivo.

I professionisti clinici dovrebbero elevare l’educazione del paziente ad elemento centrale della propria pratica clinica, così da condividere al paziente consigli basati sulle evidenze e facilitare lo sviluppo di cambiamenti comportamentali virtuosi. Questo implica l’utilizzo di un linguaggio semplice e chiaro che possa dissolvere i miti del paziente legati al suo stesso dolore.

4. Istruire all’auto-gestione.

Il professionista clinico dovrebbe potenziare l’adesione del paziente all’esercizio e ad uno stile di vita sano. La gestione attiva e sartoriale del paziente rispetto alla sua condizione clinica migliora grandemente le funzioni corporee in relazione al suo dolore. Durante questo processo è necessario analizzare assieme al paziente le sue credenze sul dolore, il suo stile di vita, il sonno, la dieta e l’utilizzo di esercizi mirati. In particolar modo, è fondamentale educare il paziente ad auto-monitorare il suo stato di salute, in relazione alla progressione del programma terapeutico, agli obiettivi terapeutici e alle sue stesse preferenze.

5. Gestire i fattori di comorbidità.

Durante la gestione di casi complessi, specie in caso di comorbidità fisiche e/o mentali, il professionista clinico deve interfacciarsi con altri professionisti per la creazione di una gestione multidisciplinare. È molto importante che tutti i professionisti coinvolti lavorino in stretto contatto per prevenire la frammentazione della gestione del paziente e delle caratteristiche del suo dolore.

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